Campagna Co.Mark Radio 24
Qui sopra puoi scorrere i testimonial che hanno dato voce alla nostra campagna radiofonica
L'importanza di una comunicazione efficace
La comunicazione efficace deve tenere conto di vari elementi. Innanzitutto e' fondamentale identificare il proprio interlocutore o pubblico obiettivo, definiti gli obiettivi della comunicazione, elaborare un messaggio mirato.
Vi sono piu' canali di comunicazione, da quelli promozionali a quello personale al telefonico. È il contenuto del messaggio che richiama l'attenzione, suscita e stimola emozioni e motiva l'acquisto. 
Le televendite faranno il 10% del mercato sud coreano
In alcuni Paesi come la Corea del Sud, le televendite, a differenza di qualche anno fa, propongono articoli che spesso anticipano la moda grazie anche a collaborazioni prestigiose con firme internazionali. Secondo gli esperti in 2-3 anni la quota di fatturato delle televendite supererà il 10% del totale di tutto il comparto coreano della moda. 
Prima il modello base
Spesso i produttori di macchinari insistono per offrire ai potenziali acquirenti il loro miglior modello, comprensivo di ogni optional.
Salvo specifiche contrarie meglio invece partire con un prezzo per un "modello base" che escluda tutti gli accessori. Questo per cercare di catturare da subito l'attenzione del buyer. Solo successivamente si dovrà chiarire quali siano gli optional. 
La "cultura dei mercati"
Specie in presenza di prodotti destinati al largo consumo, la conoscenza profonda degli usi, dei gusti e della storia commerciali  dei differenti Paesi risulta una pre-condizione critica per la scelta dei mercati obiettivo.
Per massimizzare i risultati e le opportunità è necessario, in definitiva, ponderare con curiosità e lungimiranza tutte le variabili che concorrono alla scelte strategiche lato mercati. 
L’immagine conta!
Avere una sede ed una azienda decorosa in occasione delle visite dei potenziali buyer ha la sua importanza. Una sede obsoleta con uno scarso appeal visivo può ripercuotersi negativamente sull’immagine del prodotto dell’azienda.
Il buyer potrebbe modificare la sua percezione circa la qualità e l’affidabilità del prodotto, seppur attestate da referenze e da certificazioni.
È dunque importante fare il possibile per rendere decorosa un’azienda in occasione della visita del buyer individuando i locali sui quali puntare e preparando tutto il personale e lo staff di servizio ad accogliere l’ospite. 
Il valore dell’analisi SWOT in un contesto internazionale
La valutazione delle minacce e delle opportunità che un mercato offre così come la determinazione dei punti di forza e di debolezza della propria organizzazione e prodotto, assumono un valore molto rilevante nel processo che porta alla scelta di internazionalizzarsi da parte di un’impresa.
L’analisi SWOT è un’importante bussola che consente di perfezionare la propria strategia di marketing e razionalizzare in modo concreto gli obiettivi commerciali a breve e medio periodo. 
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17Jul 2014

Considerare ogni passaggio prima della vendita

Inserito da: admin

Una piccola azienda produce creme specifiche per la dermatite atopica e decide di internazionalizzarsi.
In Italia utilizza solo un canale di distribuzione: la vendita on line supportata da una strategia di promozione del prodotto su dermatologi, pediatri e allergologi attraverso convegni a livello nazionale. È stato necessario verificare quali canali alternativi utilizzare all'estero.
Partendo dall'analisi dei concorrenti è emerso che questi prodotti vengono venduti in farmacia.
Non potendo le farmacie gestire lo stock e la logistica, è emersa la necessità di passare attraverso intermediari quali i distributori.
Dall'analisi del dimensionamento di vari mercati, la Turchia è risultato essere il mercato con il maggior numero di farmacie e dove il problema della dermatite atopica è un problema sempre più comune, quindi un mercato interessante per il tipo di prodotto.
È stato da subito necessario verificare i prezzi in farmacia attraverso un viaggio in loco in modo da capire a quale prezzo offrire il prodotto.
Nell'elaborazione dei prezzi è stato necessario considerare ulteriori costi legati al mercato stesso: i costi di importazione, pari ad un 20% circa, i margini dell'importatore, i margini del distributore - figura intermediaria dal quale tutti i prodotti destinati alla farmacia devono passare - i margini della farmacia e per finire il prezzo al pubblico, considerando anche il cambio del 2,8 della Lira Turca.
In questo modo e' stato possibile definire una collaborazione win win con l'importatore. 

17Jul 2014

Barriere all'ingresso e adattamento in ambito farmaceutico

Inserito da: admin

In ambito farmaceutico non tutti i mercati sono uguali da un punto di vista della legislazione: in alcuni paesi le norme sono molto stringenti, in altre le maglie della legislazione sono più larghe e consentono operazioni di import parallelo.
Facendo un esempio concreto, mercati come quello russo richiedono non solo che la confezione sia specifica per il mercato russo, ma anche che in molti casi siano svolti dei test sulla popolazione.
Diversamente, in altri paesi quali per esempio i Mercati Baltici, accettano di buon grado che il packaging sia quello europeo, con le istruzioni e la posologia in lingua inglese. In tal caso il distributore che importa e commercializza il prodotto apporrà una semplice etichetta con le principali caratteristiche del prodotto, la sua posologia e le controindicazioni.
In questi paesi inoltre non viene richiesto nessun test svolto a livello locale, vengono generalmente accettati quelli standard europei.
Anche i costi di registrazione sono molto diversi: alti per il mercato russo, estremamente contenuti nei Paesi Baltici.
Queste differenze sono sicuramente da imputarsi alla dimensione dei mercati in questione e alla conseguente appetibilità per le aziende farmaceutiche internazionali, di fatto ne evinciamo però che, pur essendo la Russia un mercato farmaceutico a potenziale elevatissimo, è anche un mercato nel quale l'ingresso è difficile per le sue caratteristiche, i suoi regolamenti e la necessità di elevati investimenti. 

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  • Imprese in pressing sul “made in”
    L’Europa è l’unico continente senza leggi in tutela del Made In. Se l’Europa vuole veramente sostenere il manifatturiero, deve rendere obbligatoria l’indicazione di origine dei prodotti commercializzati al suo interno, come avviene in tutti i principali mercati mondiali. Il rischio è la progressiva deindustrializzazione dell’Europa. L’approvazione del regolamento porterebbe più sicurezza e una maggiore tutela della salute per milioni di consumatori. In Europa si creano prodotti d’eccellenza, ma non c’è l’obbligo di indicare il luogo di manifattura. Il Made in Italy rimane un must che fatica ad imporsi quando ci sono azioni che distorcono il mercato, come il dumping, ad esempio nel settore ceramico.

  • Mobili italiani nelle case di Israele
    Mobili e arredamenti "alta gamma" con un particolare interesse per i prodotti dal design minimalista. Queste le richieste che arrivano dal mercato israeliano, numericamente piccolo, ma di pregio, caratterizzato da una domanda che riconosce la qualità e il valore premium del made in Italy. Il buon stato di salute dell'economia israeliana è confermato dal tasso di crescita di circa il 3,5%, una disoccupazione stabile, mentre il deficit del bilancio statale è in miglioramento. In più il mercato immobiliare continua a vivere un ciclo di fermento, con grandi progetti residenziali in fase di realizzazione a Tel Aviv e altre aree del Paese. Il momento favorevole del mercato israeliano è confermato dall'andamento delle importazioni di arredi dall'Italia: lo scorso anno sono stati superati i 100 milioni, con una crescita a due cifre, circa il 30%, rispetto al 2012.

  • Croazia il rilancio dell’export
    L’economia croata promette bene all’interno dello scenario europeo dopo l’entrata nell’UE quando già in realtà la sua economia era agganciata all’economia dell’Unione da tempo. La politica economica del paese sta puntando sull’export, ma ancora oggi poche produzioni sono adatte ai mercati internazionali. Il Paese sta inoltre vivendo di riflesso le difficoltà dell’Ue: scarsa produttività, scarsa crescita e squilibri di bilancio. Secondo l’Istituto di Finanza Pubblica di Zagabria, il rischio è quello di considerare l’Ue come la soluzione a tutti i mali del Paese, mentre sarà inevitabile una fase di assestamento, dopo qualche anno non facile.

  • Traino europeo per l’export tricolore
    La Germania, primo mercato di sbocco per l’Italia aumenta gli acquisti italiani su base tendenziale del 4,6% accelerando rispetto ai dati del primo bimestre, con acquisti in forte aumento per farmaceutica, tessile, gomma-plastica e macchinari, protagonisti questi ultimi di una crescita del 6,5%. Ancora meglio della Germania, tuttavia, fanno altri mercati, con crescite addirittura a doppia cifra per Spagna, Polonia, Repubblica Ceca e Romania. Bene anche il Regno Unito, con l’export made in Italy verso Londra a crescere del 9,5%.

  • Dall’export di petrolio un maxi stimolo all’economia USA
    Gli Stati Uniti rischiano di strangolare il boom petrolifero se non apriranno al più presto le frontiere all’export di greggio. La decisione di cancellare il divieto al contrario potrebbe essere un formidabile catalizzatore per l'economia del Paese: tra il 2016 e il 2030, grazie a una produzione di greggio superiore a quella dell'Arabia Saudita, nelle casse dello Stato arriverebbero almeno 1.300 miliardi di dollari in più e il Pil si metterebbe a correre, con maggiori investimenti, migliaia di posti di lavoro e più ricchezza per le famiglie, anche nelle aree in cui non c'è traccia di shale oil. Liberare l'export genererebbe 746 miliardi di dollari di investimenti extra nel periodo 2016-2030, si creerebbero 394mila posti di lavoro all'anno e gli Usa risparmierebbero, sempre ogni anno, 67 miliardi in importazioni di greggio.