Campagna Co.Mark Radio 24
Qui sopra puoi scorrere i testimonial che hanno dato voce alla nostra campagna radiofonica
La vendita: un processo logico e "matematico"
Sono diversi i tasselli che compongono il puzzle della vendita.
Una corretta analisi del prodotto di riferimento, del comportamento commerciale dei competitors e, in definitiva, una corretta impostazione strategica rappresentano fattori critici che, uniti ad un'efficace tecnica commerciale, conducono all'ottenimento naturale di risultati.  
L'importanza del consumatore
Per fronteggiare meglio la concorrenza e acquisire sempre più clienti, è necessario che le Aziende spostino il loro punto focale, mettendo al centro delle loro strategie non solo il prodotto, ma il consumatore.
Il prodotto non è un dato di fatto da imporre al mercato, ma qualcosa che deve rispondere alle aspettative dei consumatori, affinché sia da questi acquistato con soddisfazione. 
La Revisione degli obiettivi nell’analisi di medio periodo
L’analisi di medio periodo è uno strumento fondamentale per fornire all’imprenditore una fotografia del lavoro svolto dall’inizio del progetto di internazionalizzazione. Lo scopo dell’analisi è dato principalmente dalla revisione degli obiettivi che inizialmente si sono posti e dallo sviluppo del piano d’azione da intraprendere.
Nello specifico, tale revisione evidenzia i dati relativi alla copertura di mercato raggiunta finora, alla dimensione stimata del mercato potenziale, per poi calcolare la quota di mercato raggiungibile.  
L'importanza della coerenza fra strategia export e caratteristiche aziendali
Quando si imposta una strategia export per una PMI è molto importante riuscire a coniugare quelli che sono i dati in nostro possesso: analisi della concorrenza, appetibilità dei mercati, scelta dei canali di distribuzione ed attività di promozione sul territorio, con quelle che sono le caratteristiche tecnico-strutturali della PMI in oggetto. La sola valutazione dei dati, se non analizzati coerentemente con le potenzialità dell'azienda in questione, rischiano di rendere fallimentare una strategia seppure "teoricamente" inappuntabile. 
Le macchine automatiche per il confezionamento e l'imballaggio fiore all'occhiello dell'industria emiliana
E' interessante notare come sia proprio l’export il punto di forza di questo settore, che nel 2013 registra un ulteriore balzo in avanti con una crescita del 9,5% ed incidendo per l’83,1% sul fatturato totale, laddove l'Emilia Romagna si conferma prima regione come quota di export. Le tecnologie che producono quote maggiori di fatturato estero sono ancora una volta le macchine formatrici, riempitrici, sigillatrici di imballaggi flessibili e rigidi. Al secondo posto troviamo le riempitrici e dosatrici, mentre al terzo i sistemi cosiddetti "fine linea". Dall’analisi delle singole aree geografiche risulta che le destinazioni di export, in ordine di importanza, sono: UE (32,7%), Asia (23,9%) e Sud America (11,9%).
Le fiere di settore sono utili in chiave export?
Solitamente le fiere sono eventi costosi e poco “redditizi” in termini di potenzialità commerciali.
Innanzitutto, è fondamentale considerare il settore nel quale si opera, per quei beni classificati come “experience goods”, la fiera di settore riveste una certa importanza, al contrario, ad esempio, dei settori della subfornitura.
In ogni caso l’evento fieristico è sempre uno strumento commerciale molto passivo, al quale deve necessariamente essere affiancata un’azione proattiva che individui in maniera dettagliata i propri prospect, in modo da stimolarli e determinare immediatamente i bisogni non soddisfatti dalla concorrenza. 
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28Oct 2014

Una multinazionale come principale competitor? Sconfiggerla si può grazie alle leve giuste

Inserito da: admin

L'azienda produce un'ampia gamma di apparecchiature per fisioterapia, con una specializzazione particolare nella Tecarterapia, disciplina poco conosciuta in molti mercati.
Il prodotto di riferimento rappresenta una sorta di unicum sul mercato, essendo controllabile attraverso un tablet che gestisce tutte le funzioni della macchina e con sistemi ed accessori oggetto di brevetto.
Fatturato prima dell'intervento Co.Mark : 100% in 5 regioni italiane.
Oltre al completamento del mercato interno (in cui sono stati acquisiti due nuovi rivenditori), il nostro intervento è stato mirato ad esplorare in parallelo due diverse tipologie di mercato: un mercato maturo per la disciplina della Tecarterapia (come la Spagna), e mercati emergenti in cui la pratica non è ancora altamente diffusa (Polonia, Francia ed Hong Kong).
L'adattamento del software ai mercati aggrediti, unito ad una forte propensione alla formazione dei partner commerciali, hanno portato nel primo anno di collaborazione alla stipula di accordi di distribuzione esclusiva su ognuno dei mercati affrontati.
Sul mercato spagnolo, patria di un colosso della Tecarterapia a livello europeo, l'azienda sta in tempi assai brevi ottenendo significative quote di mercato.
Un'attenzione costante ai bisogni dei partner commerciali e l'adattamento del prodotto alle esigenze dei mercati rappresentano elementi imprescindibili per un successo nell'export. 

27Oct 2014

Quando è stato necessario spaziare su più mercati

Inserito da: admin

Un'azienda che produce etichette autoadesive decide di investire in una tecnologia nuova, ossia quella del in mould labelling.
Attraverso un'attenta analisi dei canali di distribuzioni adottati dall'azienda e dalla concorrenza ne emerge che chi acquista questo genere di tecnologia sono aziende specializzate in stampaggio di plastica ad iniezione volte a determinati e precisi settori di applicazione, in particolare il food.
Inizialmente la strategia ha portato a focalizzarci su un unico mercato ma è stato subito evidente che era necessario spaziare su più mercati, quasi a livello globale.
E' emerso infatti che nei decenni si sono formati dei grossi gruppi con l'unione di più aziende del settore packaging per poter soddisfare tutte le esigenze di questo settore.
Questi gruppi solitamente racolgono aziende, quindi filiali, ognuna con la propria specializzazione: packaging carta, packaging polistirolo, packaging, termoformati ecc.
La complessità dell'azione era individuare nel gruppo composto anche da 60 filiali in tutto il mondo quale fosse la filiale responsabile del packaging food, utilizzatrice del IML.
L'azione telefonica si è rivelata ancora una volta fondamentale in quanto mezzo per individuare l'informazione velocemente.
Questo ha permesso in brevissimo tempo di individuare gli interlocutori corretti che spaziavano quindi da un paese all'altro e di generare un movimento in termini di richieste d'offerta che presto si è tramutata in ordine 

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  • Imprese in pressing sul “made in”
    L’Europa è l’unico continente senza leggi in tutela del Made In. Se l’Europa vuole veramente sostenere il manifatturiero, deve rendere obbligatoria l’indicazione di origine dei prodotti commercializzati al suo interno, come avviene in tutti i principali mercati mondiali. Il rischio è la progressiva deindustrializzazione dell’Europa. L’approvazione del regolamento porterebbe più sicurezza e una maggiore tutela della salute per milioni di consumatori. In Europa si creano prodotti d’eccellenza, ma non c’è l’obbligo di indicare il luogo di manifattura. Il Made in Italy rimane un must che fatica ad imporsi quando ci sono azioni che distorcono il mercato, come il dumping, ad esempio nel settore ceramico.

  • Mobili italiani nelle case di Israele
    Mobili e arredamenti "alta gamma" con un particolare interesse per i prodotti dal design minimalista. Queste le richieste che arrivano dal mercato israeliano, numericamente piccolo, ma di pregio, caratterizzato da una domanda che riconosce la qualità e il valore premium del made in Italy. Il buon stato di salute dell'economia israeliana è confermato dal tasso di crescita di circa il 3,5%, una disoccupazione stabile, mentre il deficit del bilancio statale è in miglioramento. In più il mercato immobiliare continua a vivere un ciclo di fermento, con grandi progetti residenziali in fase di realizzazione a Tel Aviv e altre aree del Paese. Il momento favorevole del mercato israeliano è confermato dall'andamento delle importazioni di arredi dall'Italia: lo scorso anno sono stati superati i 100 milioni, con una crescita a due cifre, circa il 30%, rispetto al 2012.

  • Croazia il rilancio dell’export
    L’economia croata promette bene all’interno dello scenario europeo dopo l’entrata nell’UE quando già in realtà la sua economia era agganciata all’economia dell’Unione da tempo. La politica economica del paese sta puntando sull’export, ma ancora oggi poche produzioni sono adatte ai mercati internazionali. Il Paese sta inoltre vivendo di riflesso le difficoltà dell’Ue: scarsa produttività, scarsa crescita e squilibri di bilancio. Secondo l’Istituto di Finanza Pubblica di Zagabria, il rischio è quello di considerare l’Ue come la soluzione a tutti i mali del Paese, mentre sarà inevitabile una fase di assestamento, dopo qualche anno non facile.

  • Traino europeo per l’export tricolore
    La Germania, primo mercato di sbocco per l’Italia aumenta gli acquisti italiani su base tendenziale del 4,6% accelerando rispetto ai dati del primo bimestre, con acquisti in forte aumento per farmaceutica, tessile, gomma-plastica e macchinari, protagonisti questi ultimi di una crescita del 6,5%. Ancora meglio della Germania, tuttavia, fanno altri mercati, con crescite addirittura a doppia cifra per Spagna, Polonia, Repubblica Ceca e Romania. Bene anche il Regno Unito, con l’export made in Italy verso Londra a crescere del 9,5%.

  • Dall’export di petrolio un maxi stimolo all’economia USA
    Gli Stati Uniti rischiano di strangolare il boom petrolifero se non apriranno al più presto le frontiere all’export di greggio. La decisione di cancellare il divieto al contrario potrebbe essere un formidabile catalizzatore per l'economia del Paese: tra il 2016 e il 2030, grazie a una produzione di greggio superiore a quella dell'Arabia Saudita, nelle casse dello Stato arriverebbero almeno 1.300 miliardi di dollari in più e il Pil si metterebbe a correre, con maggiori investimenti, migliaia di posti di lavoro e più ricchezza per le famiglie, anche nelle aree in cui non c'è traccia di shale oil. Liberare l'export genererebbe 746 miliardi di dollari di investimenti extra nel periodo 2016-2030, si creerebbero 394mila posti di lavoro all'anno e gli Usa risparmierebbero, sempre ogni anno, 67 miliardi in importazioni di greggio.