Campagna Co.Mark Radio 24
Qui sopra puoi scorrere i testimonial che hanno dato voce alla nostra campagna radiofonica
Quali domande porsi riguardo ai concorrenti?
In una strategia di internazionalizzazione è fondamentale avviare un’analisi mirata dei concorrenti nella logica di miglioramento della propria offerta di prodotto o servizio. Per far ciò, risultano utili alcune domande chiave, da farsi a mo’ di auto-valutazione e benchmarking (confronto tra la mia situazione e i risultati/comportamenti migliori): quali sono i fattori cruciali e vincenti che altri offrono nel mio medesimo mercato? Quali i punti di forza e debolezza di tali proposte? Quali sono i miei elementi di differenziazione competitiva? Cosa è davvero apprezzato dal mercato, rispetto a quello che offrono i miei concorrenti? Se questa analisi è ben fatta, sarà possibile ridefinire l’offerta in maniera efficace. 
Il Passaparola non è una vendita
Il passaparola in se non significa nulla se non accompagnato da una definizione di obiettivi e richieste. Senza una chiara specifica di prodotto servizio o senza aspettative, il passaparola rimane solo una convinzione legata a vecchi costumi che, se non accompagnato da tutta una serie di altri elementi, non porta ad alcun risultato oltre che a non permettere di creare un qualcosa di solido in previsione futura. 
Il rapporto qualità/prezzo
Nella maggior parte dei casi il rapporto qualità prezzo è il primo ostacolo che troviamo nei confronti dell’esportazione. Il nostro interlocutore conosce bene il proprio mercato, i prezzi dei prodotti proposti e i nostri competitors. E’ per questi motivi che sulla base dei feedback raccolti durante le trattative commerciali con i prospects, sui mercati di riferimento, bisogna modificare il rapporto qualità/prezzo per risultare appetibili e cominciare a vendere creando la rete commerciale. 
L’importanza di saper adeguare il proprio prodotto al mercato di riferimento
Saper adeguare il proprio prodotto al mercato di riferimento ha una notevole importanza in un processo di internazionalizzazione strutturato.
Un prodotto costruito e commercializzato per il mercato domestico, potrebbe invece richiedere alcune modifiche per poter essere introdotto e commercializzato in maniera adeguata e profittevole in un mercato estero. 
Dove andrà il tessile/abbigliamento made in Italy?
I mercati che stanno registrando e che registreranno nei prossimi quattro anni trend interessanti nelle importazioni dal comparto tessile/abbigliamento made in Italy saranno l’India e la Corea del Sud. Garantiranno comunque una crescita costante anche mercati consolidati come Cina, Svizzera e Giappone.  
La vendita: un processo logico e "matematico"
Sono diversi i tasselli che compongono il puzzle della vendita.
Una corretta analisi del prodotto di riferimento, del comportamento commerciale dei competitors e, in definitiva, una corretta impostazione strategica rappresentano fattori critici che, uniti ad un'efficace tecnica commerciale, conducono all'ottenimento naturale di risultati.  
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24Nov 2014

Individuare gli ostacoli e trovare le soluzioni

Inserito da: admin

Azienda padovana produttrice di pannelli in legno, con un fatturato di 8 milioni di Euro e una quota export pari al 5% sul fatturato complessivo aziendale.
I mercati obiettivo prescelti sulla base dell’analisi di interscambio e dei desiderata espressi dal cliente sono stati Germania, Austria e Romania. I canali di distribuzione individuati sono stati i grossisti di legname ed i produttori di mobili.
Il primo mercato approcciato è stato quello Tedesco che ha presentato forti difficoltà di entrata legate all’utilizzo di formati di pannelli diversi da quelli prodotti dall'azienda, non gestibili dai macchinari di lavorazione del legno presenti in azienda.
Si è quindi deciso immediatamente di cambiare mercato e di approcciare la Romania, dove sono presenti molti produttori di mobili che utilizzano pannelli in legno placcato. Profilando alcuni competitors di riferimento simili per gamma prodotto e grazie ad informazioni ottenute con ricerche avanzate su banche dati di riferimento, abbiamo individuato in breve tempo diversi produttori romeni di mobili che acquistavano da fabbricanti di pannelli simili, per posizionamento sugli elementi del marketing-mix, a quelli prodotti dall’azienda cliente, agevolando la proposizione del prodotto ai prospects e arrivando alla chiusura positiva di diverse commesse.
Sul mercato tedesco e austriaco sono recentemente ricominciate le attività a pieno ritmo, in seguito all’investimento in un nuovo impianto di pressa, capace di gestire i formati di pannelli in legno richiesti su questi due mercati.
Oggi, dopo meno di due anni di intervento, l’azienda cliente ha raddoppiato la quota di fatturato esportato, con prospettive di crescita molto interessanti e con accordi già siglati per il prossimo anno. 

23Nov 2014

L’importanza della protezione del marchio: perché un’etichetta non è una commodity e può veramente fare la differenza

Inserito da: admin

Cosa può fare un'azienda produttrice di etichette per diventare partner dei propri clienti nella lotta alla contraffazione?
Per aiutare l'autenticazione dei prodotti, ridurre la contraffazione, la sicurezza e ridurre il rischio di manomissione o di furto?
Ove possibile per combattere la contraffazione, è necessario rafforzare l'autenticazione dei prodotti attraverso delle tecnologie di protezione del marchio che nell’abito dell'etichetta o del packaging permettano di comprendere se siamo di fronte ad un prodotto autentico.
In particolare, tali soluzioni vanno individuate considerando sia il livello di sicurezza che i costi.
A tal fine il prodotto o il contrassegno da proteggere, può essere dotato di uno o più elementi identificativi di difficile riproduzione. Gli elementi identificativi possono essere "nascosti" oppure "palesi", cioè facilmente identificabili. Gli elementi nascosti hanno buone probabilità di sfuggire all'osservazione del falsario che non potrà nemmeno cercare di riprodurli.

Un ulteriore problema è costituito dalla sofisticazione, ovvero la violazione e la manipolazione dei prodotti di marca e dei generi di largo consumo (settori alimentare, farmaceutico, cosmetico), che costituisce un vero rischio per la salute del consumatore.
Un singolo elemento identificativo può non essere sufficiente a garantirsi dalle frodi. A tal scopo è necessario costituire un sistema integrato anti-contraffazione, ed è in quest’ambito che il produttore di etichette, da semplice fornitore diventa partner vero e proprio, realizzando sistemi anticontraffazione, unici e personalizzati, per i propri clienti.
E’ questa l’ottica con cui un nostro cliente produttore di etichette specializzato in ambito farmaceutico sta affrontando la sfida dell’internazionalizzazione. 

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  • Imprese in pressing sul “made in”
    L’Europa è l’unico continente senza leggi in tutela del Made In. Se l’Europa vuole veramente sostenere il manifatturiero, deve rendere obbligatoria l’indicazione di origine dei prodotti commercializzati al suo interno, come avviene in tutti i principali mercati mondiali. Il rischio è la progressiva deindustrializzazione dell’Europa. L’approvazione del regolamento porterebbe più sicurezza e una maggiore tutela della salute per milioni di consumatori. In Europa si creano prodotti d’eccellenza, ma non c’è l’obbligo di indicare il luogo di manifattura. Il Made in Italy rimane un must che fatica ad imporsi quando ci sono azioni che distorcono il mercato, come il dumping, ad esempio nel settore ceramico.

  • Mobili italiani nelle case di Israele
    Mobili e arredamenti "alta gamma" con un particolare interesse per i prodotti dal design minimalista. Queste le richieste che arrivano dal mercato israeliano, numericamente piccolo, ma di pregio, caratterizzato da una domanda che riconosce la qualità e il valore premium del made in Italy. Il buon stato di salute dell'economia israeliana è confermato dal tasso di crescita di circa il 3,5%, una disoccupazione stabile, mentre il deficit del bilancio statale è in miglioramento. In più il mercato immobiliare continua a vivere un ciclo di fermento, con grandi progetti residenziali in fase di realizzazione a Tel Aviv e altre aree del Paese. Il momento favorevole del mercato israeliano è confermato dall'andamento delle importazioni di arredi dall'Italia: lo scorso anno sono stati superati i 100 milioni, con una crescita a due cifre, circa il 30%, rispetto al 2012.

  • Croazia il rilancio dell’export
    L’economia croata promette bene all’interno dello scenario europeo dopo l’entrata nell’UE quando già in realtà la sua economia era agganciata all’economia dell’Unione da tempo. La politica economica del paese sta puntando sull’export, ma ancora oggi poche produzioni sono adatte ai mercati internazionali. Il Paese sta inoltre vivendo di riflesso le difficoltà dell’Ue: scarsa produttività, scarsa crescita e squilibri di bilancio. Secondo l’Istituto di Finanza Pubblica di Zagabria, il rischio è quello di considerare l’Ue come la soluzione a tutti i mali del Paese, mentre sarà inevitabile una fase di assestamento, dopo qualche anno non facile.

  • Traino europeo per l’export tricolore
    La Germania, primo mercato di sbocco per l’Italia aumenta gli acquisti italiani su base tendenziale del 4,6% accelerando rispetto ai dati del primo bimestre, con acquisti in forte aumento per farmaceutica, tessile, gomma-plastica e macchinari, protagonisti questi ultimi di una crescita del 6,5%. Ancora meglio della Germania, tuttavia, fanno altri mercati, con crescite addirittura a doppia cifra per Spagna, Polonia, Repubblica Ceca e Romania. Bene anche il Regno Unito, con l’export made in Italy verso Londra a crescere del 9,5%.

  • Dall’export di petrolio un maxi stimolo all’economia USA
    Gli Stati Uniti rischiano di strangolare il boom petrolifero se non apriranno al più presto le frontiere all’export di greggio. La decisione di cancellare il divieto al contrario potrebbe essere un formidabile catalizzatore per l'economia del Paese: tra il 2016 e il 2030, grazie a una produzione di greggio superiore a quella dell'Arabia Saudita, nelle casse dello Stato arriverebbero almeno 1.300 miliardi di dollari in più e il Pil si metterebbe a correre, con maggiori investimenti, migliaia di posti di lavoro e più ricchezza per le famiglie, anche nelle aree in cui non c'è traccia di shale oil. Liberare l'export genererebbe 746 miliardi di dollari di investimenti extra nel periodo 2016-2030, si creerebbero 394mila posti di lavoro all'anno e gli Usa risparmierebbero, sempre ogni anno, 67 miliardi in importazioni di greggio.